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fabiotr

La storia raccontata....

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Ho appena letto questo meraviglioso racconto su fb...pagina "Le bocce di Roma" 

Complimenti vivissimi all'autore Elvira Restante

Il mondo cambia Padrone. 

Siamo a Queven, Bretagna, Francia. 
Corre l anno 2001 e da lì a pochi mesi entrerà in vigore, come moneta, l euro e il mondo intero subirà un cambiamento epocale.
Il nostro movimento, come raramente accaduto, stavolta è avanti con i tempi. Il cambiamento avviene prima.
La Confederazione Internazionale di bocce organizza il Campionato Mondiale individuale specialità raffa.
È, questa di Queven, la quarta edizione.
Le regole sono sempre le stesse, fin dalla prima,  che venne giocata nel 1983.
Due gironi eliminatori, semifinali e finale al meglio di tre incontri. 
Chi ne vince due sarà campione del mondo. 
Le partite vanno ai 15 punti. 
Si diceva, questa sarà la quarta edizione. La cadenza è quadriennale.
La prima edizione venne vinta da D’Alessandro.
La seconda da D’Alessandro.
La terza, pensate un po’, la vinse D’Alessandro.
In tutte le finali il Caimano ebbe la meglio su l altro atleta italiano. 
Dante difendeva il titolo e la federazione italiana aveva diritto ad inviare un altro atleta. 
Poi cambiarono la regola ma, questa è un altra storia.
Dicevamo. In due occasioni uscì sconfitto Odorico. In un altra D’Alterio. 
Il ponentino riuscì, nella loro seconda sfida, a trascinare D’Alessandro alla bella. Le altre due finirono con un eloquente due a zero per il teramano.
Ora per la nostra federazione c era un bel nodo da sciogliere. 
Assodato, da parte di tutti, che D’Alessandro si riconfermerà campione del mondo, chi inviare per il platonico titolo di vice.
La scelta deve cadere tra un campione affermato, per regalare a lui un “premio alla carriera” oppure su un giovane, questo per dimostrare a tutti che il movimento è vivo e in espansione.
La scelta del consiglio federale cadde su un giovane. 
Dopo alcuni nomi, sul tavolo qualcuno gioca la carta “Emiliano Benedetti”. 
Chi? 
Benedetti. 
Romano. Giovane. Classe immensa. Carattere da poterne vendere.
Dopo qualche giorno, dopo qualche telefonata, dopo uno stage, la candidatura è ufficiale. 
Il vice campione del mondo sarà il romano Benedetti.
Inizia la competizione. 
Il nostro C.T., Il grande Antonio Riva, segue da vicino, con i consigli, con la presenza, con tutto quello che può servire, Benedetti lasciando quasi al suo destino il buon Dante. 
Tanto si sa D’Alessandro è una locomotiva. Ed è partita. Chi la ferma una locomotiva. Chi mai potrebbe fermarla?
I nostri vincono i gironi. 
Si va alle semifinali. 
Due a zero per entrambi. 
Ci rivediamo domani. Per la finale.
E la finale ha inizio.
Benedetti parte alla grande. 
Dalla sua ha l irruenza. La generosità. La voglia. 
Dante dalla sua ha semplicemente D’Alessandro. Che non è poco. Chi lo ha visto lo sa. Chi non lo ha visto ha perso qualcosa. 
Nel palazzo dello sport di Queven, non immenso a dire il vero, non c’è un posto libero.
Ci sono alcuni francesi, ma tanti italiani. Giunti dalla madre patria per vedere l evento. Oppure residenti in Francia e amanti delle bocce. 
Benedetti in qualche modo, con il punteggio di 15 ad 10, si aggiudica il primo incontro.
Tra il pubblico inizia il mormorio.
“Però questo ragazzo” 
“Si non è male ma vedrai che ora D’Alessandro ne farà un boccone”
“Si ovvio. È un ragazzo, non reggerà la pressione”. 
E così è. Dante cambia marcia, sale di giri. È un motore che gira al massimo. 
Ma succede qualcosa che ai mondiali, e forse ovunque, non era mai successa.
 Emiliano risponde colpo su colpo. 
Emiliano lotta.
 Dante non sbaglia mai. Il ragazzo fa altrettanto. 
Sarà una seconda partita epica. 
Se l aggiudica Il Caimano per 15 a 11. 
Ma che fatica. Che sofferenza. 
Non c è respiro. 
Si va subito alla terza. 
Il pubblico è ammutolito. Cosa sta succedendo, si chiedono tutti. 
Sta succedendo, che se fosse un incontro di boxe, i due boxeur sarebbero al ultimo round stremati entrambi. 
Niente più guardia, niente più difesa. Colpo su colpo. 
Ad un diretto del Caimano ecco un gancio del ragazzo. 
Mai come questa volta ne resterà uno solo. 
Si inizia e il primo ad appoggiarsi alle corde è D Alessandro. Due a zero per Benedetti. 
Dante reagisce. Due a uno. 
Due pari. Emiliano barcolla. 
Suona il gong. 
Benedetti ne approfitta per riprendersi. 
Tre a due a suo favore. 
Sul tre a due per il ragazzo Emiliano con quattro accosti millimetrici realizza il massimo dei punti.
Sette a due. 
Qui ora assisteremo a quella che sarà la madre di tutte le tirate. 
Contiene precisione, fantasia, spregiudicatezza, matematica.
Il tiro si svolge nella direzione del uscita del palazzo. 
Pallino ai 23 metri. Punto di Dante. Pallino e boccia del punto coperte da due bocce corte del Caimano, che rispettivamente sono il terzo ed il quarto punto. 
Il secondo punto è di Benedetti a circa 35 cm dal pallino, più corta dello stesso di una ventina di cm.
Alla tavola di fondo una sola boccia ed è del romano. 
Emiliano chiede di potersi avvicinare al gioco. Acconsentito.
Giunto in prossimità del pallino continua a camminare e supera lo stesso di circa un metro. 
Ma dove sta andando? Si chiedono tutti. 
Improvvisamente si accoscia, non per un dolore al ginocchio, ma per una giocata che solo lui sta, al momento, intravedendo.
Fissa la sua, poi guarda il pallino. Ora è chiaro anche a noi. 
Vuole bocciare la sua, meglio mezza della sua e con la bocciante andare sul pallino. 
Tiro al limite delle capacità umane.
D’altronde lo sappiamo fin dalle scuole elementari. Per due punti passa una sola retta. 
In questo caso una sola boccia. 
Arbitro secondo punto. Quattro ad Emiliano. 
Lo stadio sta venendo giù. Applausi, urla, grida. 
Quello non è Benedetti. Quello è il Diavolo. 
Calma.  
Se ora avreste cento lire, ricordate? L euro sta arrivando. Ebbene quelle cento lire scommettele su D’Alessandro. 
Se nello sport, in qualunque sport, cercate un agonista. Lo avete trovato. Puntate sul Caimano. 
Il Caimano risponderà e sta rispondendo presente. 
Ha ricevuto due diretti che manderebbero al tappetò chiunque, non lui. 
Siamo undici a tre.
Undici a quattro. 
Undici a sei. 
Il pubblico, già schierato x il più forte, si rianima. 
Il commento è uno solo. Sta tornando. Non ce n’è per nessuno. Neanche per quel ragazzo della periferia romana. 
Undici a sette. 
Qui, sulle tribune, a questo punto ci si divide. 
Chi vede il Caimano lanciato verso l ennesimo titolo mondiale, chi, come scrive, vede altro. 
In tre scarti, su dodici bocce, D’Alessandro ne ha indovinate dodici. 
Chiunque sarebbe finito al tappeto. Benedetti invece ha subito solo quattro punti. 
Il Caimano sta picchiando duro. Sta dando fondo a tutte le sue energie. 
Diretti. Ganci. Uppercut. Tutto il suo immenso campionario. 
Ma Emiliano è lì. Non molla. Incassa e non arretra. 
Sembra guardarlo e dire. Non mi fai male. 
Undici a sette. 
Pallino ad un metro dalla tavola di sinistra. Sui venti metri. 
Dante imposta a venti cm dal pallino. La tredicima consecutiva. 
Emiliano boccia. Pulita. Al fondo conta Benedetti. 
D’Alessandro imposta a dieci cm. Quattordicesima consecutiva. 
Fotocopia di prima. Benedetti bocci, pulita, al fondo un punto del ragazzo. 
Ancora il teramano all accosto. Trenta davanti. Pallino coperto. E sono quindici su quindici. 
Appena la boccia termina la corsa, lo sguardo di tutto il pubblico cade su Benedetti. 
Aspettiamo L ennesima bocciata. 
Emiliano è fermo a pensare. Stranamente nervoso. Tra i piedi ha una boccia e se la “palleggia” come fosse un pallone da calcio. 
Cosa c è da pensare. 
Tra il pubblico si mormora.
 È stanco. 
Non regge la pressione. 
Si vuole difendere. 
Emiliano che si difende. Bell ossimoro. 
Però tant è. Il ragazzo fa per andare a punto, in quello strano modo che gli appartiene. Cioè compiendo due piccoli passi in avanti. 
Da quel giorno tutti i ragazzi che si avvicineranno allo sport delle bocce accosteranno compiendo due passi in avanti. 
Non sto scrivendo che è bello da vedere. Non sto scrivendo che sia un modo giusto. 
Ma da quel momento sarà così.
Tornando a noi, abbiamo la boccia di Dante a trenta cm davanti al pallino e Emiliano pronto all accosto.
La boccia del ragazzo scorre verso il pallino. Sembra andare addosso a quella di Dante. 
Giunta in prossimità del punto, la boccia di Emiliano “sale” in direzione della tavola, scavalca la boccia del punto e va a terminare la propria corsa davanti al pallino.
Punto preso. 
Duro colpo per il campione. 
D’Alessandro, forse spinto dall orgoglio, forse dall adrenalina, forse da chissà cosa, avanza con i piedi fino a calpestare la riga dei quattro metri. 
Con voce ferma chiede all arbitro la distanza tra la boccia di Benedetti ed il pallino. 
La risposta è un diretto che colpisce al volto il pluricampione. 
Due millimetri, recita l arbitro. 
A Dante si piegano le ginocchia. 
Lo sguardo si abbassa fino a vedere la punta delle proprie scarpe. 
Il Campione è al tappeto. 
Il Caimano, per la prima volta, è ferito a morte. 
Arriva l arbitro a sancire il K.O. Tecnico. 

Il mondo ha cambiato padrone.

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... sempre dello stesso autore...complimenti!! 

 

NATALEODORICO oppure ODORICONATALE?

Siamo agli inizi degli anni 90 del secolo scorso, la società Dorando Pietri decide di organizzare il primo 
“Campionato del Mondo specialità di Terna”
Ovviamente la competizione venne ribattezzata come sopra, in realtà si trattava di una parata dei campioni.
Ma forse a causa della rarità delle parate a terna. Forse a causa della bellezza della specialità. Forse, non ultimo, la ricchezza del montepremi, ebbene, al via c erano veramente tutti i migliori. Tutti. 
Dagli emiliani di grido. 
Bagnoli con i suoi compagni. 
Mussini Cestelli e il terzo che non ricordo. 
I lombardi scesi in Emilia in forze. 
Ovviamente il Caimano in terna con Il grandissimo Renato Scacchioli e forse, se ricordo bene, come bocciatore Osvaldo fratello di Dante. 
Accennavo al montepremi. 
Oltre al denaro, alle medaglie d oro, ai premi gastronomici, ad ogni partita vinta si aveva come extra una sterlina d oro. Si avete letto bene. Ogni partita una sterlina. 
 Noi schieriamo Natale ed Odorico. 
 Lo so. La competizione è a terna e ne ho citati solo due. 
 Il terzo era il Dottor Paris, il quale aveva innumerevoli qualità, ma tra queste non annoverava alcun talento boccistico. 
 Però bisognava giocare con lui.
  Chi sa il perché non si deve chiedere nulla, chi lo ignora si fidi dello scrivente, dovevano giocare con quello che per tutti, da ora in poi anche per noi, era semplicemente “il Dottore”. 
Ore 14,00 di sabato. Lo speaker chiama le terne nominando i giocatori uno ad uno....immaginate
BAGNOLI
D’ ALESSANDRO
ANTONINI
CESTELLI
SCACCHIOLI
NATALE
MUSSINI
.....dottor PARIS

 Ma tant è bisogna giocare. 
I nostri scendono in campo come seconda partita. Odorico si avvicina a Natale “Vincè speriamo di non prendere cappotto”. 
Ora, x i pochi che non conoscono Riccardo, si deve sapere che, Odorico, in campo, nella sua quarantennale carriera, avrà detto sei parole in croce ma fuori dal rettangolo è altra persona. 
 Alle sue parole Natale lo guarda, ma non trova le parole o forse la forza x controbattere. D’altronde cosa potrebbe dire di sensato. 
Riccardo ha centrato il problema. Non bisogna prendere cappotto. 
 Si inizia. 
Primo scarto tre per gli avversari. 
Secondo scarto. Uno per gli avversari. E siamo quattro a zero. 
 Terzo scarto. Quattro per gli avversari. Siamo otto a zero. 
 Maledetto Riccardo. Facile profeta. 
Altri due scarti, al massimo tre e sarà dodici a zero.
Vincenzo si avvicina a Riccardo e gli sussurra con un filo di voce “Ricca tira subito al pallino, dove la mettono la mettono”. 
Bella forza, direte voi, che ci vuole. 
Invece no. Contestualizzate. Siamo ad inizio anni novanta. Trenta anni fa. 
Il pallino non lo bocciava nessuno. Ma proprio nessuno. Soprattutto mai con la prima, mai con il sopraboccia. 
Anche qui chi lo sa, bene, chi non c era x ragioni anagrafiche, oppure perché aveva altro da fare si fidi dello scrivente. Sul pallino non bocciava nessuno.
 Torniamo a noi. La partita è iniziata e quindi, come scritto sopra, Riccardo non risponde, fa spallucce come a dire “se lo dici tu che sei Natale”. 
Riccardo al tiro ovviamente pallino colpito. 
Da quel momento Riccardo colpirà ogni volta il pallino con la prima e Vincenzo accosterà una serie infinita di bocce che moriranno a cinque centimetri dalla tavola di fondo. 
Del Dottore si stanno ancora cercando notizie. 
I più attenti si staranno chiedendo: con la seconda boccia Riccardo cosa combinava?
Per far comprendere quello che era a bocciare alla tavola di fondo Odorico, ricorro ad una frase detta da Emiliano Benedetti. 
“Con il pallino in fondo al campo e punto ad Odorico, una boccia tu ed una lui ti conviene non cambiare il punto, xche lui bocciando ne segna regolarmente due colpendola a verso. Mentre se tu non cambi il punto lo costringi ad accostare e forse all accosto qualche volta la può sbagliare”. 
Mi ripeto. Fonte Benedetti non pincopallo qualunque.
Quindi, tornando a noi, questo combinava Riccardo con la seconda boccia. Colpiva a verso la migliore avversaria. Qualunque punto fosse.
Si vince la prima dodici a nove. Poi la seconda. Poi la terza. Poi di partita in partita si raggiunge la finale. 
In campo da una parte i tre capitolini che difendevano i colori della Capitolina, dall altra gli eroi di casa. La terna di Mussini e Cestelli. 
La partita scorre para, sull otto a sette per i nostri Mussini con un bel volo ai venti metri realizza tre punti. 
Dieci ad otto. 
Vabbè secondi può andare bene. 
Fino a quel momento il pubblico aveva seguito con fare distaccato. Il finale è scritto, pensano tutti. Si gioca con un brusio di sottofondo che quasi infastidisce gli atleti.

Pallino ai ventidue metri. Al centro del campo. In terra marcano due punti gli emiliani. Quindi dodici in terra. 
Una sola boccia ancora da giocare ed è in mano a Natale.
Vincenzo chiede il permesso di poter vedere il gioco da vicino. 
Mentre cammina si rende conto che in fondo al campo c è una boccia ad metro dall angolo di sinistra ed è del Dottore.  
Un’altra al centro del campo ed è di Cestelli. Due in prossimità dell’angolo destro, ed entrambe sono di Riccardo.
Raggiunto il pallino, Natale rivolgendosi ad Odorico, ma ad alta voce “Riccardo boccio il pallino e con la mia sposto quella di Cestelli in fondo e facciamo partita noi”. 
A quelle parole Il Dottore inizia a sfregarsi le mani. Sembrava un bambino al quale era stato appena regalato un giocattolo nuovo. 
Sembrava dire. “Abbiamo vinto noi. Abbiamo vinto noi. Lo ha detto Natale “. 
Riccardo nell occasione pronunciò tre di quelle sei famose parole “non ho capito”. 
Vincenzo “boccio il pallino, sposto la loro, vinciamo noi”. 
Riccardo, tornato Riccardo, fa spallucce come a dire. Vedi tu il da farsi. 
Vincenzo torna indietro e nel camminare a ritroso improvvisamente il pubblico ammutolisce. 
Una cappa di silenzio avvolge il campo, gli spalti, tutta la Dorando Pietri.
Vincenzo raccoglie la boccia e dichiara “arbitro pallino”. 
 Via. 
In quel momento si potevano auscultare con precisione atomica i battiti dei cuori di tutti gli spettatori senza l utilizzo di alcun fonendoscopio.
Vincenzo parte.  
Primo passo. Secondo. Terzo. Vincenzo lancia. 

Il Dottor Paris campione del mondo a terna.

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9 minuti fa, fabiotr dice:

... sempre dello stesso autore...complimenti!! 

 

NATALEODORICO oppure ODORICONATALE?

Siamo agli inizi degli anni 90 del secolo scorso, la società Dorando Pietri decide di organizzare il primo 
“Campionato del Mondo specialità di Terna”
Ovviamente la competizione venne ribattezzata come sopra, in realtà si trattava di una parata dei campioni.
Ma forse a causa della rarità delle parate a terna. Forse a causa della bellezza della specialità. Forse, non ultimo, la ricchezza del montepremi, ebbene, al via c erano veramente tutti i migliori. Tutti. 
Dagli emiliani di grido. 
Bagnoli con i suoi compagni. 
Mussini Cestelli e il terzo che non ricordo. 
I lombardi scesi in Emilia in forze. 
Ovviamente il Caimano in terna con Il grandissimo Renato Scacchioli e forse, se ricordo bene, come bocciatore Osvaldo fratello di Dante. 
Accennavo al montepremi. 
Oltre al denaro, alle medaglie d oro, ai premi gastronomici, ad ogni partita vinta si aveva come extra una sterlina d oro. Si avete letto bene. Ogni partita una sterlina. 
 Noi schieriamo Natale ed Odorico. 
 Lo so. La competizione è a terna e ne ho citati solo due. 
 Il terzo era il Dottor Paris, il quale aveva innumerevoli qualità, ma tra queste non annoverava alcun talento boccistico. 
 Però bisognava giocare con lui.
  Chi sa il perché non si deve chiedere nulla, chi lo ignora si fidi dello scrivente, dovevano giocare con quello che per tutti, da ora in poi anche per noi, era semplicemente “il Dottore”. 
Ore 14,00 di sabato. Lo speaker chiama le terne nominando i giocatori uno ad uno....immaginate
BAGNOLI
D’ ALESSANDRO
ANTONINI
CESTELLI
SCACCHIOLI
NATALE
MUSSINI
.....dottor PARIS

 Ma tant è bisogna giocare. 
I nostri scendono in campo come seconda partita. Odorico si avvicina a Natale “Vincè speriamo di non prendere cappotto”. 
Ora, x i pochi che non conoscono Riccardo, si deve sapere che, Odorico, in campo, nella sua quarantennale carriera, avrà detto sei parole in croce ma fuori dal rettangolo è altra persona. 
 Alle sue parole Natale lo guarda, ma non trova le parole o forse la forza x controbattere. D’altronde cosa potrebbe dire di sensato. 
Riccardo ha centrato il problema. Non bisogna prendere cappotto. 
 Si inizia. 
Primo scarto tre per gli avversari. 
Secondo scarto. Uno per gli avversari. E siamo quattro a zero. 
 Terzo scarto. Quattro per gli avversari. Siamo otto a zero. 
 Maledetto Riccardo. Facile profeta. 
Altri due scarti, al massimo tre e sarà dodici a zero.
Vincenzo si avvicina a Riccardo e gli sussurra con un filo di voce “Ricca tira subito al pallino, dove la mettono la mettono”. 
Bella forza, direte voi, che ci vuole. 
Invece no. Contestualizzate. Siamo ad inizio anni novanta. Trenta anni fa. 
Il pallino non lo bocciava nessuno. Ma proprio nessuno. Soprattutto mai con la prima, mai con il sopraboccia. 
Anche qui chi lo sa, bene, chi non c era x ragioni anagrafiche, oppure perché aveva altro da fare si fidi dello scrivente. Sul pallino non bocciava nessuno.
 Torniamo a noi. La partita è iniziata e quindi, come scritto sopra, Riccardo non risponde, fa spallucce come a dire “se lo dici tu che sei Natale”. 
Riccardo al tiro ovviamente pallino colpito. 
Da quel momento Riccardo colpirà ogni volta il pallino con la prima e Vincenzo accosterà una serie infinita di bocce che moriranno a cinque centimetri dalla tavola di fondo. 
Del Dottore si stanno ancora cercando notizie. 
I più attenti si staranno chiedendo: con la seconda boccia Riccardo cosa combinava?
Per far comprendere quello che era a bocciare alla tavola di fondo Odorico, ricorro ad una frase detta da Emiliano Benedetti. 
“Con il pallino in fondo al campo e punto ad Odorico, una boccia tu ed una lui ti conviene non cambiare il punto, xche lui bocciando ne segna regolarmente due colpendola a verso. Mentre se tu non cambi il punto lo costringi ad accostare e forse all accosto qualche volta la può sbagliare”. 
Mi ripeto. Fonte Benedetti non pincopallo qualunque.
Quindi, tornando a noi, questo combinava Riccardo con la seconda boccia. Colpiva a verso la migliore avversaria. Qualunque punto fosse.
Si vince la prima dodici a nove. Poi la seconda. Poi la terza. Poi di partita in partita si raggiunge la finale. 
In campo da una parte i tre capitolini che difendevano i colori della Capitolina, dall altra gli eroi di casa. La terna di Mussini e Cestelli. 
La partita scorre para, sull otto a sette per i nostri Mussini con un bel volo ai venti metri realizza tre punti. 
Dieci ad otto. 
Vabbè secondi può andare bene. 
Fino a quel momento il pubblico aveva seguito con fare distaccato. Il finale è scritto, pensano tutti. Si gioca con un brusio di sottofondo che quasi infastidisce gli atleti.

Pallino ai ventidue metri. Al centro del campo. In terra marcano due punti gli emiliani. Quindi dodici in terra. 
Una sola boccia ancora da giocare ed è in mano a Natale.
Vincenzo chiede il permesso di poter vedere il gioco da vicino. 
Mentre cammina si rende conto che in fondo al campo c è una boccia ad metro dall angolo di sinistra ed è del Dottore.  
Un’altra al centro del campo ed è di Cestelli. Due in prossimità dell’angolo destro, ed entrambe sono di Riccardo.
Raggiunto il pallino, Natale rivolgendosi ad Odorico, ma ad alta voce “Riccardo boccio il pallino e con la mia sposto quella di Cestelli in fondo e facciamo partita noi”. 
A quelle parole Il Dottore inizia a sfregarsi le mani. Sembrava un bambino al quale era stato appena regalato un giocattolo nuovo. 
Sembrava dire. “Abbiamo vinto noi. Abbiamo vinto noi. Lo ha detto Natale “. 
Riccardo nell occasione pronunciò tre di quelle sei famose parole “non ho capito”. 
Vincenzo “boccio il pallino, sposto la loro, vinciamo noi”. 
Riccardo, tornato Riccardo, fa spallucce come a dire. Vedi tu il da farsi. 
Vincenzo torna indietro e nel camminare a ritroso improvvisamente il pubblico ammutolisce. 
Una cappa di silenzio avvolge il campo, gli spalti, tutta la Dorando Pietri.
Vincenzo raccoglie la boccia e dichiara “arbitro pallino”. 
 Via. 
In quel momento si potevano auscultare con precisione atomica i battiti dei cuori di tutti gli spettatori senza l utilizzo di alcun fonendoscopio.
Vincenzo parte.  
Primo passo. Secondo. Terzo. Vincenzo lancia. 

Il Dottor Paris campione del mondo a terna.

semplicemente fantastica 

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15 ore fa, fabiotr dice:

Ho appena letto questo meraviglioso racconto su fb...pagina "Le bocce di Roma" 

Complimenti vivissimi all'autore Elvira Restante

Il mondo cambia Padrone. 

Siamo a Queven, Bretagna, Francia. 
Corre l anno 2001 e da lì a pochi mesi entrerà in vigore, come moneta, l euro e il mondo intero subirà un cambiamento epocale.
Il nostro movimento, come raramente accaduto, stavolta è avanti con i tempi. Il cambiamento avviene prima.
La Confederazione Internazionale di bocce organizza il Campionato Mondiale individuale specialità raffa.
È, questa di Queven, la quarta edizione.
Le regole sono sempre le stesse, fin dalla prima,  che venne giocata nel 1983.
Due gironi eliminatori, semifinali e finale al meglio di tre incontri. 
Chi ne vince due sarà campione del mondo. 
Le partite vanno ai 15 punti. 
Si diceva, questa sarà la quarta edizione. La cadenza è quadriennale.
La prima edizione venne vinta da D’Alessandro.
La seconda da D’Alessandro.
La terza, pensate un po’, la vinse D’Alessandro.
In tutte le finali il Caimano ebbe la meglio su l altro atleta italiano. 
Dante difendeva il titolo e la federazione italiana aveva diritto ad inviare un altro atleta. 
Poi cambiarono la regola ma, questa è un altra storia.
Dicevamo. In due occasioni uscì sconfitto Odorico. In un altra D’Alterio. 
Il ponentino riuscì, nella loro seconda sfida, a trascinare D’Alessandro alla bella. Le altre due finirono con un eloquente due a zero per il teramano.
Ora per la nostra federazione c era un bel nodo da sciogliere. 
Assodato, da parte di tutti, che D’Alessandro si riconfermerà campione del mondo, chi inviare per il platonico titolo di vice.
La scelta deve cadere tra un campione affermato, per regalare a lui un “premio alla carriera” oppure su un giovane, questo per dimostrare a tutti che il movimento è vivo e in espansione.
La scelta del consiglio federale cadde su un giovane. 
Dopo alcuni nomi, sul tavolo qualcuno gioca la carta “Emiliano Benedetti”. 
Chi? 
Benedetti. 
Romano. Giovane. Classe immensa. Carattere da poterne vendere.
Dopo qualche giorno, dopo qualche telefonata, dopo uno stage, la candidatura è ufficiale. 
Il vice campione del mondo sarà il romano Benedetti.
Inizia la competizione. 
Il nostro C.T., Il grande Antonio Riva, segue da vicino, con i consigli, con la presenza, con tutto quello che può servire, Benedetti lasciando quasi al suo destino il buon Dante. 
Tanto si sa D’Alessandro è una locomotiva. Ed è partita. Chi la ferma una locomotiva. Chi mai potrebbe fermarla?
I nostri vincono i gironi. 
Si va alle semifinali. 
Due a zero per entrambi. 
Ci rivediamo domani. Per la finale.
E la finale ha inizio.
Benedetti parte alla grande. 
Dalla sua ha l irruenza. La generosità. La voglia. 
Dante dalla sua ha semplicemente D’Alessandro. Che non è poco. Chi lo ha visto lo sa. Chi non lo ha visto ha perso qualcosa. 
Nel palazzo dello sport di Queven, non immenso a dire il vero, non c’è un posto libero.
Ci sono alcuni francesi, ma tanti italiani. Giunti dalla madre patria per vedere l evento. Oppure residenti in Francia e amanti delle bocce. 
Benedetti in qualche modo, con il punteggio di 15 ad 10, si aggiudica il primo incontro.
Tra il pubblico inizia il mormorio.
“Però questo ragazzo” 
“Si non è male ma vedrai che ora D’Alessandro ne farà un boccone”
“Si ovvio. È un ragazzo, non reggerà la pressione”. 
E così è. Dante cambia marcia, sale di giri. È un motore che gira al massimo. 
Ma succede qualcosa che ai mondiali, e forse ovunque, non era mai successa.
 Emiliano risponde colpo su colpo. 
Emiliano lotta.
 Dante non sbaglia mai. Il ragazzo fa altrettanto. 
Sarà una seconda partita epica. 
Se l aggiudica Il Caimano per 15 a 11. 
Ma che fatica. Che sofferenza. 
Non c è respiro. 
Si va subito alla terza. 
Il pubblico è ammutolito. Cosa sta succedendo, si chiedono tutti. 
Sta succedendo, che se fosse un incontro di boxe, i due boxeur sarebbero al ultimo round stremati entrambi. 
Niente più guardia, niente più difesa. Colpo su colpo. 
Ad un diretto del Caimano ecco un gancio del ragazzo. 
Mai come questa volta ne resterà uno solo. 
Si inizia e il primo ad appoggiarsi alle corde è D Alessandro. Due a zero per Benedetti. 
Dante reagisce. Due a uno. 
Due pari. Emiliano barcolla. 
Suona il gong. 
Benedetti ne approfitta per riprendersi. 
Tre a due a suo favore. 
Sul tre a due per il ragazzo Emiliano con quattro accosti millimetrici realizza il massimo dei punti.
Sette a due. 
Qui ora assisteremo a quella che sarà la madre di tutte le tirate. 
Contiene precisione, fantasia, spregiudicatezza, matematica.
Il tiro si svolge nella direzione del uscita del palazzo. 
Pallino ai 23 metri. Punto di Dante. Pallino e boccia del punto coperte da due bocce corte del Caimano, che rispettivamente sono il terzo ed il quarto punto. 
Il secondo punto è di Benedetti a circa 35 cm dal pallino, più corta dello stesso di una ventina di cm.
Alla tavola di fondo una sola boccia ed è del romano. 
Emiliano chiede di potersi avvicinare al gioco. Acconsentito.
Giunto in prossimità del pallino continua a camminare e supera lo stesso di circa un metro. 
Ma dove sta andando? Si chiedono tutti. 
Improvvisamente si accoscia, non per un dolore al ginocchio, ma per una giocata che solo lui sta, al momento, intravedendo.
Fissa la sua, poi guarda il pallino. Ora è chiaro anche a noi. 
Vuole bocciare la sua, meglio mezza della sua e con la bocciante andare sul pallino. 
Tiro al limite delle capacità umane.
D’altronde lo sappiamo fin dalle scuole elementari. Per due punti passa una sola retta. 
In questo caso una sola boccia. 
Arbitro secondo punto. Quattro ad Emiliano. 
Lo stadio sta venendo giù. Applausi, urla, grida. 
Quello non è Benedetti. Quello è il Diavolo. 
Calma.  
Se ora avreste cento lire, ricordate? L euro sta arrivando. Ebbene quelle cento lire scommettele su D’Alessandro. 
Se nello sport, in qualunque sport, cercate un agonista. Lo avete trovato. Puntate sul Caimano. 
Il Caimano risponderà e sta rispondendo presente. 
Ha ricevuto due diretti che manderebbero al tappetò chiunque, non lui. 
Siamo undici a tre.
Undici a quattro. 
Undici a sei. 
Il pubblico, già schierato x il più forte, si rianima. 
Il commento è uno solo. Sta tornando. Non ce n’è per nessuno. Neanche per quel ragazzo della periferia romana. 
Undici a sette. 
Qui, sulle tribune, a questo punto ci si divide. 
Chi vede il Caimano lanciato verso l ennesimo titolo mondiale, chi, come scrive, vede altro. 
In tre scarti, su dodici bocce, D’Alessandro ne ha indovinate dodici. 
Chiunque sarebbe finito al tappeto. Benedetti invece ha subito solo quattro punti. 
Il Caimano sta picchiando duro. Sta dando fondo a tutte le sue energie. 
Diretti. Ganci. Uppercut. Tutto il suo immenso campionario. 
Ma Emiliano è lì. Non molla. Incassa e non arretra. 
Sembra guardarlo e dire. Non mi fai male. 
Undici a sette. 
Pallino ad un metro dalla tavola di sinistra. Sui venti metri. 
Dante imposta a venti cm dal pallino. La tredicima consecutiva. 
Emiliano boccia. Pulita. Al fondo conta Benedetti. 
D’Alessandro imposta a dieci cm. Quattordicesima consecutiva. 
Fotocopia di prima. Benedetti bocci, pulita, al fondo un punto del ragazzo. 
Ancora il teramano all accosto. Trenta davanti. Pallino coperto. E sono quindici su quindici. 
Appena la boccia termina la corsa, lo sguardo di tutto il pubblico cade su Benedetti. 
Aspettiamo L ennesima bocciata. 
Emiliano è fermo a pensare. Stranamente nervoso. Tra i piedi ha una boccia e se la “palleggia” come fosse un pallone da calcio. 
Cosa c è da pensare. 
Tra il pubblico si mormora.
 È stanco. 
Non regge la pressione. 
Si vuole difendere. 
Emiliano che si difende. Bell ossimoro. 
Però tant è. Il ragazzo fa per andare a punto, in quello strano modo che gli appartiene. Cioè compiendo due piccoli passi in avanti. 
Da quel giorno tutti i ragazzi che si avvicineranno allo sport delle bocce accosteranno compiendo due passi in avanti. 
Non sto scrivendo che è bello da vedere. Non sto scrivendo che sia un modo giusto. 
Ma da quel momento sarà così.
Tornando a noi, abbiamo la boccia di Dante a trenta cm davanti al pallino e Emiliano pronto all accosto.
La boccia del ragazzo scorre verso il pallino. Sembra andare addosso a quella di Dante. 
Giunta in prossimità del punto, la boccia di Emiliano “sale” in direzione della tavola, scavalca la boccia del punto e va a terminare la propria corsa davanti al pallino.
Punto preso. 
Duro colpo per il campione. 
D’Alessandro, forse spinto dall orgoglio, forse dall adrenalina, forse da chissà cosa, avanza con i piedi fino a calpestare la riga dei quattro metri. 
Con voce ferma chiede all arbitro la distanza tra la boccia di Benedetti ed il pallino. 
La risposta è un diretto che colpisce al volto il pluricampione. 
Due millimetri, recita l arbitro. 
A Dante si piegano le ginocchia. 
Lo sguardo si abbassa fino a vedere la punta delle proprie scarpe. 
Il Campione è al tappeto. 
Il Caimano, per la prima volta, è ferito a morte. 
Arriva l arbitro a sancire il K.O. Tecnico. 

Il mondo ha cambiato padrone.

come sopra ... 

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20 ore fa, fabiotr dice:

Ho appena letto questo meraviglioso racconto su fb...pagina "Le bocce di Roma" 

Complimenti vivissimi all'autore Elvira Restante 

Ciao, tramite un forumista romano ho saputo chi è stato l'autore di questi meravigliosi racconti che, se non erro, è anche un forumista di cui non ricordo il nickname... Paolo Puliani

Nel complimentarmi nuovamente con lui per lo stile e la capacità di scrivere "le bocce" e di descrivere questi pezzi di storia invito chi ancora legge il forum (credo che non siamo più in tanti... sob) ad inserire aneddoti e racconti... forse non avremo la stessa capacità di Paolo ma leggere ed immaginare le bocce con chi indossava il "cappellino stile ciclista" (dicitura tuttora presente nel regolamento divise) secondo me ha un gran fascino...in un mondo che macina immagini e video a velocità ultrasonica lasciare spazio a questi racconti è pura poesia....

Bravo Paolo, se ci sei batti un colpo... 

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1 minuto fa, fabiotr dice:

Ciao, tramite un forumista romano ho saputo chi è stato l'autore di questi meravigliosi racconti che, se non erro, è anche un forumista di cui non ricordo il nickname... Paolo Puliani

Nel complimentarmi nuovamente con lui per lo stile e la capacità di scrivere "le bocce" e di descrivere questi pezzi di storia invito chi ancora legge il forum (credo che non siamo più in tanti... sob) ad inserire aneddoti e racconti... forse non avremo la stessa capacità di Paolo ma leggere ed immaginare le bocce con chi indossava il "cappellino stile ciclista" (dicitura tuttora presente nel regolamento divise) secondo me ha un gran fascino...in un mondo che macina immagini e video a velocità ultrasonica lasciare spazio a questi racconti è pura poesia....

Bravo Paolo, se ci sei batti un colpo... 

ho ricevuto anche altri racconti scritti da Paolo che raccontano le gesta di alcuni campioni del passato... ma spero che sia lui stesso a metterceli a disposizione...

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Il 11/4/2019 at 2:37 PM, fabiotr dice:

ho ricevuto anche altri racconti scritti da Paolo che raccontano le gesta di alcuni campioni del passato... ma spero che sia lui stesso a metterceli a disposizione...

...continuo io...

Il funambolo. Quando vincere non è tutto.

Premessa: tutto ciò che andrete a leggere è veramente accaduto, nulla è fantasia ed accaduto in un campo da bocce.

Nello sport l importante è vincere, conta solo vincere, il più grande è colui che ha vinto di più.
Quante volte ci siamo sentiti ripetere queste parole. Verità. 
Ma nel mio personale giudizio, spero anche nel vostro, trovano spazio atleti che non hanno vinto, ma sono comunque tra gli immortali:
John Stockton nel basket.
Diego Dominguez nel rugby.
Antonio Tacconelli nelle bocce.

Intendiamoci, Tacconelli ha vinto e stravinto, ma causa una condotta di vita scellerata che si ripercuoteva sul campo, non quanto avrebbe dovuto e potuto.
Il suo palmares consta di diversi campionati italiani punto e volo e tanti primi posti, ma lo si ricorda per le sue giocate.
In una gara di coppia giocata con Cairoli, non bocciarono mai di raffa. 
Mai. Neanche al pallino. Tutta la gara giocata bocciando al volo.
Superfluo scrivere che gli avversari tiravano a raffa.
Ovviamente la sera passarono alla cassa per ritirare il primo premio.
Primi senza mai tirare di raffa. Contenti loro.
Correva l'anno 1968 e il nostro era a giocare a Pescara. Gara a terna nazionale.
Lui stava in mezzo, ed era accompagnato, come bocciatore, da Bacigalupo, mentre all accosto andava Berardi.
Berardi era un discreto puntatore, con un buon conto corrente bancario e all interno della terna, oltre che preoccuparsi dell accosto, svolgeva un ruolo delicato: non doveva parlare mai.
Oddio non che Cesare e Antonio parlassero molto tra loro.
Il rispetto tra i due era immenso.
Antonio sapeva che Cesare, se lasciato libero, era praticamente infallibile, e più le bocce erano scoperte più lui amava tirare al volo.
Cesare sapeva che Antonio era in possesso di un talento incommensurabile.
Più le bocce erano coperte più il nostro amava bocciarle a raffa.
Giro a destra, giro a sinistra, bocciate con i giri contati.
Bocciate non accosti.
Uno dei suoi credi boccistici era: non esistono bocce coperte.
Siamo alla terza partita, campi scoperti. Fa caldo.
Pallino ai venti metri, i nostri hanno un punto a cinquanta cm davanti al pallino, una boccia in mano Cesare, una Antonio due il mediano avversario.
Questi va all accosto e realizza il punto, boccia semi coperta. 
Neanche a dirlo: Cesare parte al volo. Colpita.
Ancora il mediano all accosto. 
Indirizza la sua seconda boccia molto di più verso la tavola laterale rispetto alla prima. Il suo intento è farla scendere di più della precedente per coprirla completamente.
Ci riesce. La boccia non si vede.
Antonio dichiara boccia del punto.
Non siamo siamo ancora nell era tecnologica e l arbitro non ha mai visto Tacconelli giocare.
Alla dichiarazione di Antonio, l arbitro come per aiutarlo gli chiede: al volo?
"No no" la risposta. A raffa.
Non pago, l arbitro punta il ferro sulla boccia del punto come a voler dire: la boccia del punto è questa come puoi bocciarla a raffa?
Ovviamente di Berardi nessuna notizia, mentre Cesare è laterale al gioco, come ad aspettare che si concludesse un siparietto già visto chissà quante volte.
Un po' spazientito Antonio ribadisce la dichiarazione e parte.
Il lancio è alto, la boccia batte dopo la riga che delimita il centro campo e inizia a girare.
Avanza e gira. Gira e avanza.
Colpita. Uno ai nostri.
Mentre cammina in avanti, Antonio incrocia l arbitro che era intento a segnare il punto. Questi gli fa: bravo.
Grazie, la risposta di Antonio.
Di partita in partita si arriva alla semifinale. 
Noi siamo a sette, gli avversari ad otto.
Campi scoperti, fa caldo, la stanchezza inizia a farsi sentire e intorno al campo il pubblico è assiepato come non mai.
L arbitro, per quei strani casi della vita, è lo stesso della terza partita, ma stavolta è vestito di tutto punto, in perfetta divisa.
Pallino ai 28 metri, al centro. Undici bocce già giocate, una sola boccia da tirare per terminare il tiro. È la boccia di Tacconelli.
In terra un punto ai nostri, a sessanta cm laterale sulla destra del pallino.
Nella metà campo di sinistra gli avversari hanno quattro bocce. 
Nella metà campo di destra ne abbiamo quattro noi, compresa quella del punto, tutte vicine alla tavola di fondo mentre due metri più corta rispetto le nostre ce n è una avversaria.
Il secondo punto dal pallino dista più di un metro, si sente una voce che dice ad Antonio: "se ne vuoi due vieni".
Antonio è fermo sulla riga dei quattro metri, con la boccia in mano ad aspettare chissà cosa.
Di Berardi nessuna traccia. Cesare ha capito tutto. 
Punta un piede sulla boccia due metri corta rispetto alle sue, e con voce sicura:
"Antonio, attento a questa".
A quella? Sembrava dire tutto il pubblico presente.
Cosa diavolo c entra quella?
C entra eccome. L intento di Antonio è bocciare il pallino spostandolo sulla destra senza farlo troppo rialzare.
Dovesse riuscire sarebbero cinque punti e partita.
Ovvio che se dovesse andare a sinistra partita per gli altri.
L arbitro, memore della giocata nella terza partita, stavolta non si fa cogliere impreparato.
Allontana gli avversari, i quali, ancora oggi, non hanno capito cosa stesse succedendo davvero, e alla dichiarazione "pallino" da parte di Antonio si fa trovare pronto e dichiara subito il via.
Antonio parte. Antonio lancia.
Ancora una volta la boccia cade dopo la metà campo. 
Stavolta non gira, sembra fermarsi.
Sembra inghiottita dal campo.
Riemerge dalla buca e inizia ad avanzare. Lentamente. Sembra ferma.
Vuoi vedere che è corta, mormora qualcuno.
La boccia va a morire appoggiandosi alla tavola di fondo, non prima di aver toccato e spostato il pallino di un metro verso destra.
Partita per i nostri.
Nel camminare verso il fondo, Antonio incrocia di nuovo l arbitro, il quale stavolta gli si fa incontro e con voce entusiasta gli grida:
"Ma lo sai che sei proprio bravo!"
"No. Sono Antonio Tacconelli".

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a chi come me, piace leggere ed ama le bocce questi racconti fanno provare veramente delle belle emozioni ... sembra di essere lì ... tracce di memoria di un tempo passato che grazie a persone come Paolo Puliani si tramandano nel tempo 

complimenti ... e grazie ...

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Io non ho storie da raccontare, però ho un sacco di foto che sono la storia delle bocce di Città di Castello

1971 Trofeo Venanzio Gabriotti

Immagine5.thumb.jpg.58c2dd9b983da5e5676117a4c8affe5b.jpgImmagine4.thumb.jpg.fde3a4cbe089a6e70fcfa2099b41563e.jpgImmagine3.thumb.jpg.b66906d6a7ee4a64b7bf19c5a11df593.jpgImmagine1.thumb.jpg.8f60d6a72de30bef9ae1164dd6ea4b0a.jpgImmagine2.thumb.jpg.260b04d9e07d397474fd5c5108b3668f.jpg

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40 minuti fa, edo56 dice:

a chi come me, piace leggere ed ama le bocce questi racconti fanno provare veramente delle belle emozioni ... sembra di essere lì ... tracce di memoria di un tempo passato che grazie a persone come Paolo Puliani si tramandano nel tempo 

complimenti ... e grazie ...

👍

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31 minuti fa, edo56 dice:

Io non ho storie da raccontare, però ho un sacco di foto che sono la storia delle bocce di Città di Castello

1971 Trofeo Venanzio Gabriotti

Immagine5.thumb.jpg.58c2dd9b983da5e5676117a4c8affe5b.jpgImmagine4.thumb.jpg.fde3a4cbe089a6e70fcfa2099b41563e.jpgImmagine3.thumb.jpg.b66906d6a7ee4a64b7bf19c5a11df593.jpgImmagine1.thumb.jpg.8f60d6a72de30bef9ae1164dd6ea4b0a.jpgImmagine2.thumb.jpg.260b04d9e07d397474fd5c5108b3668f.jpg

Belle... con, tra gli altri, Giovanni Zamparini, vincitore di 8 titoli italiani, che ad anni di distanza dalla sua dipartita a Terni non siamo riusciti ad onorare... 

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un altro racconto... sempre a firma di Paolo Puliani

L'alchimia della terna.

Si avvicinano i campionati provinciali e con essi la specialità di terna.
Come andare d'accordo tra compagni?
Vox populi, vuole che sia uno dei tre a condurre la partita.
Che qualità deve possedere questo "ducit"?
Talento, personalità, grado, astuzia.
Deve poter contare su almeno una di queste prerogative, per aver speranza di venir ascoltato. E gli deve essere riconosciuta.

Per il talento bisogna rivolgersi, ancora una volta, a Giorgio Cairoli.
Chi scrive non ha mai visto Giorgio bocciatore di terna.
Avendo io una passione per gli albi d'oro, nel leggere, mi imbatto spesso nella seguente formazione: Cairoli, Coppa, Lalle.
Ma chi bocciava? Mi chiedevo spesso.
Arrivato come socio al Flaminio, conosco Raniero Coppa e rivolgo a lui la domanda:
Raniero ma chi bocciava in quella formazione?
Lui mi guarda come fossi cerebroleso.
Ma scherzi? Mi fa. Cairoli è stato il più grande bocciatore che ci sia stato. Fino ai venti metri era infallibile, sia al volo che a raffa. 
Io di rimando: dai Raniero, infallibile .....
Una volta proprio su questo campo, e mi indica il campo appena entri al Flaminio a destra, è stato sfidato a colpire il pallino al volo a 15 metri. Su dieci tiri ne doveva colpire almeno sette. Ma non a strappo. "A legno" .
Io, incuriosito all'inverosimile, " Raniero, come finì la sfida?"
Che dopo il nono tiro smise. Ne aveva colpiti otto.
Forse questo aneddoto, non farà di Cairoli il bocciatore più forte, ma rende l'idea di che talento trattasi.

La personalità. 
Qui c'ero come giocatore.
Siamo nel campo centrale del circolo Stella Azzurra di Frosinone, io Nunziata e Comedini. 
Stiamo giocando la finale di girone e perdiamo undici a sei.
Nunziata da otto. Comedini da sei. Io inguardabile. 
In quella partita, non avrei colpito neanche una mucca messa di traverso.
Realizziamo un punto e ci portiamo a sette.
Nunziata imposta il pallino sui quindici metri, a sinistra, apre con un brutto accosto.
Novanta centimetri corta e laterale.
Torna, dopo il lancio, nel quadrato, io mi avvicino e gli sussurro: era un ora che non sbagliavi, può succedere.
Ma gli altri le tirano tutte. Con sei non cambiano il punto.
Tre corte, una bassa, due lunghe. La più vicina è un metro lunga.
Nunziata fa per andare all'accosto, quando Comedini gli dice: che fai?
Andiamo a punto che vinciamo, ribatte.
No no, se le hanno sbagliate loro le possiamo sbagliare anche noi. Tiriamo il pallino.
Nunziata: andiamo a punto.
Comedini: tiriamo il pallino.
Vengono da me: tu che dici?
Trovare una risposta, in una frazione di secondo, che vada bene ad entrambi non è mica cosa semplice.
"Per me sarebbe giusto andare a punto, ma se ne sbagliamo una io e una Alessio non vinciamo più." 
Mi si avvicina Nunziata: tu là le indovini tutte e due. Se anche lui dovesse sbagliarne una, vinceremmo ugualmente.
Alessio, sentita la mia risposta, decide: basta dai. Ha detto che ne sbaglia una anche lui. Tiro io il pallino.
Nunziata si fa da parte.
Comedini al tiro. Colpisce un micron di pallino e lo fa finire in mezzo alle loro due bocce lunghe. Un punto a venti centimetri. L' altro a trenta. 
Io mi metto nell'angolo cercando di sparire, Alessio mi viene vicino senza dire una parola. Passano tre secondi interminabili.
Si affianca a noi Nunziata con tutta la sua personalità. 
"Dai ragazzi, che vinciamo lo stesso. Tu ora spostati, dice ad Alessio, tu, indicandomi con il dito indice, tira e prendi il pallino."
Perdemmo la finale.

Il grado.
Starete pensando: ok ma voi siete tre seghe, per i grandi è più facile andare d'accordo.
Campionati europei. Si gioca in Croazia. Ancora una volta è Italia/Svizzera.
Noi schieriamo Benedetti, D'Alterio, Chiappella, Pallucca. Come c.t. D'Alessandro.
Nella riunione tecnica pre match, viene chiesto a Dante, come ci si sarebbe dovuti comportare nella terna per la scelta del gioco da effettuare.
La risposta non lasciò adito a repliche: decide il capitano.
E chi lo fa il capitano?
Il capitano della formazione è Benedetti. Si fa quello che dice lui.
La storia poi, volle che Emiliano si guadagnò sul campo quella investitura, colpendo il pallino sui venti metri sotto mano con l'ultima boccia. Annullò il tiro, che altrimenti avrebbe permesso ai nostri avversari di realizzare sei punti. Ma questa è una storia che racconteremo.

L'astuzia.
Tutto vero, ma i giocatori di una volta...
Anni settanta. Si giocava solo a terna.
Una delle terne più quotate era del circolo SS Assunta, ed era formata da Fratta bocciatore, Orfei mediano, Adriano Rinaldi puntatore. Quest'ultimo era soprannominato sonno.
L'appellativo derivava dal suo lento modo di incedere e soprattutto per il suo modo di parlare. Sembrava un disco 45 giri messo a velocità 33. 
"M e n a a l p u n t o". 
Non era un fine intenditore di tattica, ma amava comandare in terna e Orfei lo sapeva.
Allora suggeriva il gioco sottovoce a Rinaldi, questi faceva suo il suggerimento e diceva a Fratta cosa fare.
Finale gara a terna. Tanta gente lungo il campo a guardare.
Gli avversari hanno terminato le bocce, Rinaldi e Orfei sono sul gioco.
Due in mano a Fratta. 
Se il pallino dovesse finire ai fondi, sarebbe vittoria per SS Assunta, ma il pallino è coperto.
Rinaldi si porta vicino al pallino e poi volge lo sguardo verso Orfei.
Questi gli dice: fai bocciare la corta che si muove il pallino e vinciamo.
" m e n a a l l a c o r t a c h e s f o g a i l p a l l i n o" .

Che specialità è la terna... 

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2 ore fa, fabiotr dice:

Belle... con, tra gli altri, Giovanni Zamparini, vincitore di 8 titoli italiani, che ad anni di distanza dalla sua dipartita a Terni non siamo riusciti ad onorare... 

quello alla sua destra era il mitico Bacigalupo, l'altro non lo so ... c'è  qualche forumista che lo sà ?

Edited by edo56

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12 ore fa, motoamici dice:

Cavalieri e il Grande Giovanni Zamparini

Grazie Massimo!

buona domenica! 

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