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La storia raccontata....

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...continuo...Paolo Puliani docet

Scusate ragazzi, ma io devo andare.

Campione italiano individuale 1977 e 1978 (che si sommano ad altri due nella specialità di terna). 
Questi due titoli consecutivi, oltre ad un oceano di altre vittorie, testimoniano che oggi si leggerà di un grandissimo nel campo delle bocce, ma immenso fuori dal rettangolo di gioco.
Lillo Pulcini.
Inizio degli anni ottanta, vigilia dei campionati italiani. Siamo in Emilia. 
Ovviamente Pulcini giocava per il comitato di Roma. 
In quell'epoca storica le convocazioni da parte dei comitati non avvenivano come quelle odierne. Non si doveva rispettare il vincolo di società.
Il selezionatore aveva convocato sei giocatori. 
Tre a terna. Due a coppia. Un individualista. 
Roma, a detta di tutti, schierava, nei sei, il secondo giocatore più forte in Italia. 
Il terzo giocatore più forte in Italia. 
Il quarto più forte. 
Il quinto più forte. 
Il sesto più forte. 
Il settimo più forte. 
Il primo no. Il primo era di gran lunga D'Alessandro.
Il venerdì si svolgono i sorteggi e ovviamente l'individualista di Roma pesca D'Alessandro alla prima. 
Riunione tra i giocatori e il tecnico. 
La domanda è: chi va a giocare contro il coccodrillo?
Il primo giocatore interpellato, risponde che purtroppo la notte ha lasciato la luce accesa nell'antibagno, quindi non ha riposato bene. Altrimenti non avrebbe avuto problemi.
Il secondo che aveva la finestra che dava sulla strada e il continuo passaggio dei camion gli ha impedito di riposare. Altrimenti non avrebbe avuto problemi.
Così il terzo.
Così il quarto.
Arrivati da Lillo, risponde che è un onore che il comitato abbia pensato a lui. 
Naturalmente il sabato D'Alessandro rimedia pochi punti contro Pulcini.
Passano gli anni, per molti di noi invano, ma poi accade qualcosa che fotografa l'importanza del tempo che trascorre.
Chi scrive è a giocare per il Flaminio e si partecipa al campionato di società.
Si parte con un pulmino alla volta della Lombardia.
Forse direzione società Passirana, forse chissà dove.
Tecnico della squadra Lillo Pulcini.
Durante il viaggio soliti racconti di bocce.
"Che partita che ho perso".
"Senti cosa mi è successo".
"Io sono proprio sfortunato". 
E giù a raccontare di tiri, di bocciate, di sconfitte. 
Lillo potrebbe raccontare di vittorie, ma non è il suo stile. 
Arriviamo finalmente.
Dopo una notte in albergo, la mattina entriamo nel circolo.
Ci sono due astanti sulla porta che salutano Lillo.
Noi in coro: Lillo ti conoscono anche qui.
Lui: si sono sbagliati, io qui non ci sono stato mai. Forse mi hanno visto altrove.
Entriamo. 
Sembrava di essere entrati in centro commerciale.
Piano meno uno i campi. 
Piano del calpestio tribuna, bar, spogliatoi, biliardi.
Una rampa di scale portava al piano uno, dove c'era un altra tribuna.
Mi accorgo che sul piano rialzato ci sono dei poster che richiamano trofei già disputati, con sotto vecchie foto.
Innamorato di questo gioco salgo le scale e vado a vedere le fotografie.
Esatto. Bravi voi. 
Un anno primo classificato, Lillo Pulcini.
Potrei sbagliare ma secondo credo Bagnoli e terzo D'Alessandro. 
Inizio a urlare: ragazzi qui c'è Lillo. Venite a vedere. 
È proprio lui. Forse più magro. Con i baffi. Ma è lui. 
Nel frattempo che tutti salgono osservo Pulcini.
È sceso al livello dei campi, si appoggia alla rete e guarda in terra. 
Sembra dire: cosa ci faccio io qui.
Arrivata tutta la squadra al piano delle foto, iniziamo a chiamare Lillo.
"Dai Lillo vieni a vedere". 
"No, grazie".
"Dai". 
"Ma no. Tanto non sono io".
"Almeno sali a vedere se sei tu".
Recalcitrante ma convinto, Lillo lentamente sale e ci raggiunge. 
Ci scostiamo e lui si avvicina alla foto.
"Si, sono io". 
A conferma arrivata, iniziamo ad urlare come fossimo oche giulive.
"Lillo come è andata la finale?"
"Lillo cosa hai vinto?"
"Lillo con Dante come è andata?"
Lui ci guarda negli occhi uno ad uno, si prende una pausa e dice:
"Scusate ragazzi, ma io devo andare".
Aquilino Pulcini... 

 

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...un altro racconto...

Prima di Natale, più di Pulcini.

Il gioco delle bocce, nei ruoli soprattutto, non è stato come quello che conosciamo ora. Dove tutti fanno tutto.
Nelle bocce degli anni settanta/ottanta vigeva la specializzazione.
Fatto salvo Cairoli, che godeva di un talento fuori norma, gli altri erano bocciatori o puntatori.
Si giocava molto a terna e quindi esisteva il ruolo del mediano.
Tacconelli in primis.
Ma erano, appunto, mediani.
Nè puntatori rifiniti. Nè bocciatori da titolo italiano.
Fin quando arrivò Patrizio Ippoliti.
Il primo, escluso sua maestà, che incarnava il giocatore completo.
Non un mediano. Un giocatore.
Siamo nel 1973 e Patrizio viene convocato dal comitato di Roma per partecipare ai campionati italiani.
Si è guadagnato la convocazione giocando da bocciatore, in coppia con l'amato papà Marino, per la società Mattatoio.
Viene da un successo nei campionati italiani, riportato negli allievi, sempre nella specialità terna.
Patrizio viene impiegato come bocciatore. Mezzacarne e Baggio i suoi coequipier.
La prima partita si rivela un disastro. Perdono 11 a 3.
Baggio, a partita persa, colpisce il pallino e annulla il tiro.
Da quel momento è tutto un altro andare.
Vincono la partita. Vincono la seconda.
La terza sono undici pari.
Il tiro, dopo una carambola, si svolge sui diciannove metri. Punto Roma. Settanta corta.
Due bocce in mano al mediano, due a Patrizio.
Il mediano avversario accosta. Quaranta laterale.
Patrizio alla bocciata. Colpita piena.
L'ultima all'accosto. Finisce venticinque lunga dietro al pallino, coperta.
Patrizio al volo. Cinque passi. Partita per Roma.
Da lì sarà una cavalcata fino al raggiungimento del titolo italiano. Il secondo per Patrizio. Prima mediano, ora bocciatore.
Gli eventi lo portano a giocare per la società Regina Pacis, dove in terna con Francescangeli e Tacconelli, per l'intero anno agonistico, non perdono mai prima del girone.
Arriviamo nel 1985 e Patrizio viene convocato per i campionati italiani. Sempre specialità terna. Stavolta con Nataloni e Odorico.
Patrizio puntatore di terna. Anche stavolta arriva il titolo italiano. Il terzo per Patrizio.
Ora puntatore.
Abbiamo nominato Nataloni.
Patrizio e Pino. Pino e Patrizio.
Una coppia regina. Pino bocciatore infallibile, Patrizio factotum.
Il tiro che mai sarà avvicinato.
Siamo fine anni ottanta, circolo Castelverde. Finale di girone.
Natale e Odorico contro Pino e Patrizio.
Undici i due mostri sacri, otto Pino e Patrizio.
Vincenzo imposta 24 metri al centro.
La prima venticinque laterale a sinistra, di poco lunga rispetto al pallino.
Pino al lancio. Sostituzione. Non si sposta di un millimetro.
Vincenzo, come nulla fosse successo, ripete l'accosto. Dieci centimetri laterale a destra.
Pino colpita piena. Si sposta settanta laterale.
Due a terra. Vincenzo torna nel rettangolo di tiro per discutere la scelta di gioco con Odorico. Scelgono per l'accosto. D'altronde le bocce in mano le ha il puntatore.
La boccia di Odorico va a morire a due centimetri da quella di Pino, prendendo il punto.
Dista due centimetri da quella di Pino ed è prima del pallino.
Patrizio alla bocciata. Colpita un centimetro dalla parte giusta. Pulita.
Alla tavola di fondo rientra quella di Patrizio. Tre punti.
Odorico ancora all'accosto.
Stavolta finisce sulla destra del pallino. Attaccata allo stesso. Il famigerato muso di porco laterale. Dodici in terra.
Patrizio alla bocciata. Sostituzione. Non si muove di un centimetro.
Dodici.
Patrizio. Chi non l'ha visto giocare si è perso qualcosa.

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🕊️🕊️ Augurando a tutti Buona Pasqua!!! 🕊️🕊️

 

Una "nuova" storia...Il coccodrillo è in trappola

by Paolo Puliani

 

Siamo all'inizio degli anni settanta e sul trono delle bocce siede, da tempo, Giorgio Cairoli. È lui il re indiscusso delle bocce italiane, ma ora si sta facendo largo un uomo che viene dall'Abruzzo, che negli anni, prima prenderà il posto di Giorgio, per poi divenire il più grande di tutti i tempi del nostro sport. Ovviamente Dante D'Alessandro, il famoso e famigerato "coccodrillo", che abbiamo già incontrato in altre precedenti storie. Di lui si narra del suo talento e del suo carattere. Un carattere "duro, tosto vincente, ineguagliabile". Ma ...... Dove non arrivano gli uomini arriva il diavolo. E si. Qui da noi abbiamo avuto un giocatore che a carattere certo non arrivava secondo neanche dietro Dante.
Raniero Coppa.
Raniero è vissuto nell'epoca d'oro delle bocce romane, (Cairoli appunto, ma anche Natale, Pulcini, Orfei, Francescangeli etc) ed è riuscito a ritagliarsi un suo spazio. Ha avuto le sue vittorie e la sua carriera da top player.
Non aveva (forse) il talento dei giocatori sopracitati, ma possedeva un grandissimo carattere. Aveva grinta, voglia, cattiveria.
Raniero sapeva come vincere.
La sua storia boccistica inizia alla soglia dei 50 anni. Lui inizia a giocare quando altri hanno già carriere di venti o trenta anni sulle spalle.
Siamo inizio anni settanta. Quindi niente tecnologia. Raniero inizia a fare la sua comparsa tra i grandi, ma ancora non è conosciutissimo, anzi.
In provincia di Rieti si organizza una manifestazione per inaugurare una nuove struttura e vengono chiamati i migliori atleti laziali, più qualche campione di fuori regione.
Ovviamente, i primi ad essere convocati, sono Cairoli e D'Alessandro. Poi, tra i restanti quattordici, anche Raniero.
Il sorteggio (ricordate il diavolo?) avrebbe previsto una seconda partita stellare: Cairoli contro D'Alessandro, ma, per arrivare alla madre di tutte le partite, il coccodrillo deve liberarsi, alla prima, di Raniero.
Nell' attesa della chiamata in campo I due super big parlano tra loro, salutano i molti astanti venuti a vedere, quasi snobbano la presenza di Raniero.
Ma lui è lì. Più si comportano così, più la sua carica agonistica aumenta. È un vulcano che si sta caricando di lava. Per eruttare aspetta il momento giusto. Aspetta la partita.
E la partita ha inizio.
Raniero, come suo solito, imposta sui quindici metri, con il pallino poco distante dalla tavola perimetrale di destra. Le prime due bocce giocate all'accosto, sempre con grande precisione. Con la terza, regolarmente, boccia il pallino. Sempre colpito.
Dante risponde con il suo talento. La partita diventa entusiasmante. Punto a punto.
Raniero sbaglia poco o nulla, l'altro.....beh l'altro è semplicemente D'Alessandro.
Siamo all'ultimo scarto.
Dante undici. Raniero nove.
Raniero quindici metri. Prima boccia a dieci centimetri dal pallino. Dante alla raffata.
Fermo.
Raniero ancora all'accosto. Quindici centimetri laterale.
D'Alessandro ancora sottomano. Colpisce mezza boccia, come scritto sui manuali, le due biglie si appoggiano entrambe sulla tavola di fondo.
Tutti ora si aspettano che questo romano (di adozione e non di origine, essendo lui delle Marche) tiri il pallino. Ma non è ancora ora di eruttare tutta quella lava.
Raniero con la terza va all'accosto. Precisa come le prime due.
Ovviamente Dante con la terza colpisce.
Undici contro nove. Pallino un metro dalla tavola di destra.
Sulla tavola di fondo, Raniero ha una boccia ad un metro dall'angolo di destra, al centro una di Dante. All'angolo di sinistra due di Raniero.
Non vola una mosca. Silenzio irreale.
Raniero si piega e raccoglie la sua ultima boccia.
Nel rialzarsi dichiara forte.
"Arbitro: pallino".
Con i piedi va sistemarsi nell'angolo di sinistra del quadrato di lancio.
Ora a tutti è chiaro il progetto di gioco di Raniero.
Vuole colpire il pallino pieno. Far prendere sia alla boccia che al pallino la tavola di destra, in modo che entrambi vadano a chiudersi nell'angolo di sinistra dove Raniero già conta due bocce.
Un tiro difficilissimo.......per gli altri.
Rincorsa. Slancio. Tiro.
Pallino colpito. Tavola e angolo di destra.
Tre a Raniero.
La più distante a venti centimetri.
Nulla può Dante con l'ultima boccia. Partita per Raniero.
Anche il coccodrillo deve arrendersi.
Nello stringersi la mano, Raniero, salutandolo, gli fa: però non giochi male, mi sono dovuto impegnare......
Signori: Raniero Coppa

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Edited by fabiotr

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